Le Radici del Cielo | Prologo

PROLOGO
Nella Città della Luce
I passi dei cacciatori risuonano come colpi battuti su un tamburo prima di un'esecuzione.
Sono tre.
I loro richiami sono più forti del sibilo del vento che sferza i muri antichi.
Non fanno niente per nascondersi.
Sono veloci, determinati. Sicuri di sé.
Nascosto in fondo al pozzo li sento avvicinarsi sempre più.
Mi stringo alla parete umida e gelida, cercando di rendermi invisibile. Non guardo verso l'alto, dove la luce più chiara del crepuscolo disegna il cerchio irregolare dell'imboccatura del pozzo. Senza bisogno di vederlo, so che il nevischio sollevato dal vento è come un lenzuolo grigio. So che nasconde le nuvole di un grigio diverso che incombono sulla città morta. Lo so senza bisogno di alzare la testa.
Mi appoggio al muro di mattoni come da bambino mi rannicchiavo tra le coperte, per paura dei mostri.
E adesso i mostri mi danno la caccia.
E non c'è più mio padre, a cacciarli via accendendo la luce. O l'abbraccio di mia madre, in cui rifugiarmi.
La ferita alla spalla pulsa. Ma per ora è come se il dolore fosse lontano. Come se il mio braccio fosse diventato lungo cinque metri. La pallottola è entrata e uscita, lasciando un foro netto. L'ho tamponato con uno straccio, fermando come potevo il flusso del sangue.
Mi sento debole.
Tutte le volte che ho immaginato questo momento non mi hanno preparato alla realtà. Non mi aspettavo che potesse finire così, in fondo a un pozzo senza uscita, in una città popolata da incubi e fantasmi.
Mi tornano in mente mille ricordi sconnessi, schegge di uno specchio infranto.
Gottschalk il pazzo e la sua chiesa su ruote.
La foresta di tronchi antichi.
È così che mi è apparsa la Città della Luce, la prima volta che l'ho vista. La prima volta che ho camminato lungo i canali in secca. Le palafitte antiche su cui posano questi palazzi mi erano sembrate una foresta fatta di radici.
Le radici del cielo.
E poi lo scheletro del mostro marino. Le maschere. Il ballo delle anime morte, al Palazzo…
Alessia.
L'illusione perfetta del tocco fresco delle sue dita sulla mia pelle febbricitante.
Il suono della sua risata, come l'acqua di una cascata.
I passi sono a pochi metri dal pozzo. Presto i miei inseguitori si affacceranno, guardando in basso.
Punteranno le loro torce quaggiù, frugando l'oscurità.
Chiudo gli occhi.
Ricordo come tutto è cominciato. È stato poche settimane fa, eppure sembra siano passati secoli.
Sono invecchiato di mille anni, in così poco tempo…
Tutto è cominciato nel quarantatreesimo anno della mia vita, a Roma. Molto lontano da qui.
È cominciato nelle catacombe di San Callisto. Un antico luogo di morte, riportato alla vita.
O a quello che di questi tempi chiamiamo vita…
C'era un odore pungente di polvere, nella stanza in cui mi avevano ordinato di attendere…